IMPRESCINDIBILE 1,2,3 -ABOUT ME


 

IMPRESCINDIBILE 1,2,3 -ABOUT ME

 

Sapere, Intelletto

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«Qual’ è quindi lo specifico umano: è l’intelletto freddo da cui procedono analisi, tecnica operativa e scienza, oppure è la ragione calda da cui procedono sintesi, arte immaginativa e umanesimo? La distinzione tra intelletto e ragione risale a Immanuel Kant, che nella Critica della ragion pura distinse attentamente l’intelletto (Verstand) dalla ragione (Vernunft), in quella che secondo Hannah Arendt è «la più grande scoperta di Kant». L’intelletto genera conoscenza, la ragione genera significato. Le due cose non sono per nulla uguali: si può avere una grande conoscenza del mondo, e non vedervi nessun significato. A ben vedere, è il problema dei nostri giorni: possediamo una vastissima conoscenza del mondo e della vita, ma non ne vediamo un significato».
#VitoMancuso #ilCoraggioelaPaura #Garzanti

(Mente, Cuore, Pancia)

Esperienza, Emozioni, Empatia

Imprescindibile 1

Abitare, Identità di luogo, Rappresentarsi

Imprescindibile 2

Tempo libero, Condivisione, Cura

Imprescindibile 3

Fenomenologia – Husserl

fenomenologico-trascendentale. (La fenomenologia è l’analisi della coscienza nella sua intenzionalità: essa esamina tutti i modi in cui qualcosa può essere dato alla coscienza ed esamina la validità riconoscibile agli oggetti di coscienza).

Cura

Cura è guardare, fermarsi, essere capaci di sentire gli altri, avere gli altri all’interno del “volume” della propria vita: la cura è sempre un luogo inclusivo. Curare non è guarire: è spendersi, portare l’altro sulle spalle, ma anche portare energie, visione… e portarli sugli altri: se sei un narciso egoista in te non c’è spazio per la cura. Ovviamente questo è un tema che non riguarda solo alcune categorie di persone: ad esempio anche in classe se non hai la cura, nulla funziona.

Quindi quali sono le parole chiave della cura?
La cura è portare armonie e connessioni, è il contrario dell’entropia, del disordine e del rumore caotico a cui siamo abituati. La cura è un progetto di avanzamento sociale, è propria di una società avanzata: possiamo avere anche poche risorse, ma è una questione di visione


  • L’isola dei morti di Arnold Boecklin
    L’isola dei morti di Arnold Boecklin prima versione (di 5)1883 “Chi guarda questo quadro deve aver timore di disturbare il solenne silenzio con una parola espressa ad alta voce” L’interpretazione,il viaggio, il simbolismo Collegamenti: http://viadellebelledonne.wordpress.com/2008/08/22/emil-cioran-pensieri-e-arnold-bocklin-l’isola-dei-morti-pronto/… Altro
  • Trsfigurazione
    La trasfigurazione è il concetto di oggi, mi è uscito dalla psiche per commentare le mie impressioni guardando la moltitudine di individui imprigionati da loro stessi in un centro commerciale…trasfigurati..persi, speriamo per sempre!
  • Leggerezza
    Oggi mi sento leggera, sono appagata da questo freddo intenso, ho fatto acquisti che mi hanno soddisfatta e “sottolineano” il mio “carattere”, riesco quindi ad essere meno provocatrice del solito;(oppure pesante). Solitamente per mè l’inizio… Altro
  • Territorialità
    Conservare il futuro attraverso la Territorialità
  • Errori ed Orrori
    Come è possibile che una parola di 9 lettere venga scambiata per una di 10? Come è possibile che ci sia tanta superficialità e cosi poca professionalità? Come è possibile che accada in ambito medico?… Altro

Massimo Recalcati: la cura – Rai Filosofia


http://www.filosofia.rai.it/articoli/massimo-recalcati-la-cura/41049/default.aspx

Attraverso l’imperativo “Qūm”, che significa “alzati!”, il Dio biblico si rivolge a Giona – spiega lo psicanalista Massimo Recalcati, intervistato ad Ancona in occasione della prima edizione del “KUM! Festival – Curare, Educare, Governare” – scuotendo il profeta dal sonno. Questo il significato psicanalitico della parola aramaica “Qūm”: rimettere in moto la vita. Poi la parola Qūm la ritroviamo nel Nuovo Testamento, in occasione del ciclo delle resurrezioni operate da Gesù, primo fra tutti l’episodio di Lazzaro. Per questo Qūm è la parola della Cura, il verbo taumaturgico per eccellenza.

Le Orme e Il Destino – Bencivenga-Bergonzoni-Borges-


Solo il pensiero, vede l’invisibile

Allora, quando c’era tutto il tempo, ci si chiese perché. E siccome c’era tutto il tempo, si provò a rispondere. Ma le risposte non cessavano di interrogarci; così molti si stancarono di cercare. Adesso il tempo è finito. Sono rimaste delle parole. Che forse non hanno più niente da dire.

<Il cordino>

“Quando ero piccolo avevo un grosso problema. Ogni tanto mi faceva male la testa o la gola, e fin qui niente di strano: non era piacevole, ma è una cosa che capita a tutti e, come si dice, mal comune… C’era anche, però, un male che non era affatto comune; anzi ce ne erano molti. Succedeva per esempio che mi facessero male i pantaloni, quando la mamma li metteva in lavatrice e quella specie di ventola che c’è li dentro li sbatteva di qua e di là. Mi faceva male la porta se il vento la chiudeva con un gran fracasso, mi faceva male il gatto se qualcuno gli tirava la coda e mi faceva male la sedia quando ci si sedeva su lo zio Pasquale, che pesa più di un quintale e a momenti la sfonda.
A un certo punto la mamma decise di portarmi dal dottore. Era un signore alto e tutto bianco, con degli occhiali così spessi che gli occhi neanche si vedevano. Mi fece sedere e sdraiare, mi tastò davanti e dietro, mi guardò con certi altri occhiali ancora più spessi e finalmente si schiarì la voce e cominciò a spiegare. Tutti quanti, disse, quando veniamo al mondo ci stacchiamo dal resto delle cose. Alcune cose rimangono nostre, come la testa e la gola, e altre cose – la maggior parte delle cose – no. Il gatto e i pantaloni e la sedia, per esempio, non sono nostri; o meglio sono nostri nel senso che ce li possiamo tenere e se un altro li vuole ce li deve chiedere, ma non nel senso che fanno parte di noi come la testa e la gola. Ecco questo è quello che capita a tutti, anzi a quasi tutti. Per motivi che nessuno comprende, ogni tanto nasce un bambino che non si stacca dal resto delle cose. Io ero un bambino così: un cordino invisibile ma molto resistente mi legava al gatto e alla sedia, e anche alla pastasciutta e alla luna. Per farmi diventare come gli altri bisognava tagliare il cordino.
Detto fatto, il dottore prese uno strumento invisibile ma molto resistente (che strumento fosse non lo so, perché non l’ho visto) e tagliò il cordino. Da allora va tutto bene. O forse dovrei dire: non va male. Non mi fanno più male i pantaloni quando la mamma li mette in lavatrice, o il gatto quando qualcuno gli tira la coda, o la porta quando il vento la sbatte con gran fracasso, e tutto sommato non mi dispiace di sentir male solo alla testa e alla gola. C’è qualcosa che mi dispiace però. Prima, quando i pantaloni uscivano dalla lavatrice e la mamma li stendeva al sole, sentivo tutto questo caldo che mi scorreva dentro come una tazza di cioccolata d’inverno. Poi la mamma li ritirava nell’armadio fresco e profumato di lavanda, ed era come addormentarsi nell’erba, sotto un albero, dopo un pranzo all’aperto e tante corse dietro il pallone. Per non parlare di quando il gatto si accoccolava sulla sedia: il suo pelo morbido contro il cuoio liscio e vellutato. O quando la mamma sfogliava un libro e senza accorgersene accarezzava le pagine. Quelle carezze non le sento più da quando se ne è andato il cordino.”
Pagg.29 e 31
Ermanno Bencivenga “La filosofia in trentadue favole” Arnoldo Mondadori Editore Prima Edizione Novembre 1991
Questo libro mi fu regalato per il mio compleanno nel 1992…allora disegnavo di notte…la dedica dice: “Alla persona, che con le sue belle mani, riesce a trattenere il sonno meglio di chiunque altro!”…ecco io il mio cordino c’è l’ho ancora e nessuno strumento invisibile è mai stato tanto resistente da riuscire a tagliarmelo…

<La scimmia dell’inchiostro>

Quest’animale abbonda nelle regioni settentrionali, è lungo quattro o cinque pollici, ed è dotato di un istinto curioso. Ha gli occhi come di cornalina e il pelo d’un nero lustro, serico, morbido come un cuscino. E’ amatissimo dall’inchiostro di Cina: quando uno scrive lui si siede con una mano sull’altra e le gambe incrociate, aspetta che quello abbia finito, e si beve il resto dell’inchiostro. Poi torna a sedersi accoccolato e resta tranquillo.
WANG TA-HAI(1791)
Jorge Luis Borges e Margarita Guerrero- Manuale di zoologia Fantastica Einaudi 1962

Un genio con il cordoncino

Nonna cara, un saluto, il cordino mi lega a te, ti stringo al cuore