Biennale di Venezia 2022_ Arsenale e Giardini


Biennale di Venezia 2022

IL LATTE DEI SOGNI

#biennale #Arte #mostre #venezia

Conferenza di presentazione

Biennale di Venezia, Il Latte dei Sogni

CECILIA ALEMANI

«La Mostra Il latte dei sogni prende il titolo da un libro di favole di Leonora Carrington (1917-2011) – spiega Cecilia Alemani – in cui l’artista surrealista descrive un mondo magico nel quale la vita viene costantemente reinventata attraverso il prisma dell’immaginazione e nel quale è concesso cambiare, trasformarsi, diventare altri da sé. L’esposizione Il latte dei sogni sceglie le creature fantastiche di Carrington, insieme a molte altre figure della trasformazione, come compagne di un viaggio immaginario attraverso le metamorfosi dei corpi e delle definizioni dell’umano.
La Mostra nasce dalle numerose conversazioni intercorse con molte artiste e artisti in questi ultimi mesi. Da questi dialoghi sono emerse con insistenza molte domande che evocano non solo questo preciso momento storico in cui la sopravvivenza stessa dell’umanità è minacciata, ma riassumono anche molte altre questioni che hanno dominato le scienze, le arti e i miti del nostro tempo. Come sta cambiando la definizione di umano? Quali sono le differenze che separano il vegetale, l’animale, l’umano e il non-umano? Quali sono le nostre responsabilità nei confronti dei nostri simili, delle altre forme di vita e del pianeta che abitiamo? E come sarebbe la vita senza di noi?
Questi sono alcuni degli interrogativi che fanno da guida a questa edizione della Biennale Arte, la cui ricerca si concentra in particolare attorno a tre aree tematichela rappresentazione dei corpi e le loro metamorfosila relazione tra gli individui e le tecnologiei legami che si intrecciano tra i corpi e la Terra


“Emanuele Coccia | L’io nella foresta | festivalfilosofia 2019”


Emanuele Coccia | L’io nella foresta | festivalfilosofia 2019

Le piante, sì. Foglie, fusti, radici, fiori. Le piante che inspirano ed espirano l’aria attorno, intanto rendendosene parte. Che “fanno mondo” immergendosi nel flusso del reale – e proprio in quell’immersione, Coccia argomenta, si trova la forma di mutuo rapporto più legittima, appropriata, consona alla realtà. Perché come le piante, noi anche siamo, esistiamo, respirando. Come loro, è respirando che ci rispettiamo l’un l’altro: mescolandoci, secondo sussulti di una continua osmosi che nondimeno preserva ciascuno lasciandogli margine di rimanere se stesso. Di questa solidarietà originaria, partecipazione a qualcosa di totalmente collettivo quanto assolutamente individuale, di questo principio (metafisico prima che esistenziale) mai davvero preso in considerazione dal pensiero occidentale, il libro racconta.

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La vita delle piante

Metafisica della mescolanza

L’io nella foresta

Abbiamo adorato dèi antropomorfi e fatto per millenni degli animali l’oggetto del nostro culto. Eppure la forza cosmogonica più importante sul nostro pianeta sono le piante: sono loro le nostre ultime divinità. Sono loro ad aver prodotto il mondo così come lo conosciamo e lo abitiamo. Sono loro a mantenerlo in vita. Attraverso la fotosintesi, hanno permesso di cambiare lo statuto della materia che ricopre la crosta terrestre, trasformandola in centro di accumulazione dell’energia solare. E soprattutto hanno trasformato irreversibilmente la nostra atmosfera. Non illudiamoci: lungi dall’essere un elemento qualunque del paesaggio terrestre, le piante cesellano e scolpiscono incessantemente il volto del nostro mondo.

La vita delle piante

Podcast Festival di filosofia

Libri


Acuti. Realtà e traiettorie urbane nella pandemia – Sindemia


Acuti – #SINDEMIA

La distanza, il suo rispetto, è divenuto il “gesto” sociale per eccellenza. La mancata rielaborazione di questa idea presenta dunque anche il rischio di un’abitudine verso una condizione di controllo degli ambienti urbani di cui Richard Sennett avverte la persistenza anche quando «avremo i mezzi medici per sopprimere la malattia». 

ll tema della distanza è quindi complesso, se non contraddittorio. Si pensi ai ritmi urbani che nelle sequenze temporali alternano il diradamento e la concentrazione, come nei trasporti. Si può abitare la distanza e mettersi in sicurezza, ma nel momento in cui ci si sposta necessariamente ci si raduna, e ci si assembra, in un mezzo di trasporto che fa della compressione spaziale la sua efficienza. La formula della città dei 15 minuti mentre si diffonde con crescente successo, porta con sé una sorta di progressivo confinamento nello spazio prossimo facendo venire meno uno dei caratteri essenziali della città: l’esplorazione dello spazio ignoto e non conosciuto, l’esperienza dell’imprevisto, dell’inconsueto. 

Prossimità e distanza in questo senso rimandano a questioni più ampie legate ai termini di locale e globale, che Bruno Latour tenta di risolvere ponendo il “terrestre” come terzo attrattore. Una figura che non esclude, nel suo ancoraggio ad una posizione localizzata spazialmente (prossima), aperture globali (distanti) che si trovano espresse nel modo di trascendere identità e confini nazionali. Tradotto in termini operativi, ciò ci riporta alle alternative culturali ma anche tecnologiche fin qui accennate, per governare la transizione della città, ma soprattutto delle sue menti, verso scenari di sostenibilità urbana e sociale.

Countryside è la ricerca di una dimensione originale dell’abitare, lontana dalle forme noiosamente familiari delle cities e alla ricerca di un senso nuovo del vivere e forse anche dell’urbano

SINDEMIA

La domanda è quindi questa: perché un’epidemia infettiva nel terzo millennio, in società così avanzate come le nostre, ha avuto un effetto talmente devastante? Dal tipo di risposta che sapremo dare a questa domanda risiede la possibilità di attrezzarci per rispondere in maniera adeguata a futuri attacchi di questo genere.

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Convegno

Negli anni novanta del secolo scorso, il medico e antropologo Merril Singer  specificava che: «Le sindemie sono la concentrazione e l’interazione deleteria di due o più malattie o altre condizioni di salute in una popolazione, soprattutto come conseguenza dell’ineguaglianza sociale e dell’esercizio ingiusto del potere».

  • Conoscersi
    #Tell Introspezione Psicologica Introspezione Filosofica Introspezione Il filosofo francese Henri Bergson utilizzò il metodo dell’introspezione per studiare il fluire degli stati d’animo dall’uno verso l’altro, senza che sia possibile distinguerli nettamente; questo era il punto… Altro
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  • L’uomo come fine – Alberto Moravia
    L’uomo come fine _ Alberto Moravia Link video “… ciò che impedisce e impedirà il trionfo dell’automatismo e dell’assurdità è che l’impiego dell’uomo come mezzo, al contrario di quanto avviene con tutti gli altri mezzi,… Altro
  • Cappelle Medicee – Firenze
    Cappelle Medicee, Firenze
  • Laboratorio di Etica 2022 _ Guerra e Pace_ Vito Mancuso
    Laboratorio di Etica 2022

Xenobot – robot biologici


#xenobot

https://youtu.be/aBYtBXaxsOw

https://www.punto-informatico.it/xenobot-ecco-i-primi-robot-che-si-riproducono/

Gli Xenobot sono dei #robot biologici, creati lo scorso anno partendo dalle cellule staminali di una rana (per la precisione Xenopus Laevis), larghi meno di 1 millimetro e in grado di fare cose “strabilianti” per le loro dimensioni e la loro natura, come muoversi autonomamente, collaborare in gruppi verso un obiettivo comune e ripararsi da soli.

Una delle cellule di rana manipolate per ottenere gli xenobot (Douglas Blackiston, Tufts University) 

“Possiamo immaginare molte applicazioni utili di questi robot viventi, precluse alle macchine convenzionali”, ha spiegato Michael Levin, direttore del Center for Regenerative and Developmental Biology della Tufts University, coautore dello studio. “Per esempio, possono cercare composti nocivi o contaminanti, raccogliere microplastiche negli oceani, percorrere i vasi sanguigni per ripulirli dalle placche aterosclerotiche”.

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Vito Mancuso – Non di solo pane vive l’uomo – MAST – Lectio Magistralis


Non di solo pane vive l’uomo – MAST

Vito Mancuso

Non di solo pane vive l’uomo

Libertà: Consapevolezza, Creatività, Responsabilità

Parte Finale

Noi siamo un essere impastato di tempo….

Uscita

«Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescentequanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di mee la legge morale dentro di me.» (Epitaffio di I. Kant, estratto dalla Critica della ragion pratica, Conclusione (Akademie Ausgabe V, 161.)


Le sei emozioni primarie (secondo Damasio)

PAURA, RABBIA, FELICITÀ, TRISTEZZA, SORPRESA E DISGUSTO

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Utero Artificiale, Ectogenesi


Ectogenesi

«L’utero artificiale e la clonazione schiuderanno prospettive vertiginose in cui ciascuno potrà decidere autonomamente di riprodursi e un giorno si arriverà forse all’ermafroditismo universale».

Ovvio che sarà così, al di sopra di ogni visione complottista o di ogni pseudo fanatico di realtà distopica, senza fronzoli o etichettatura…semplicemente #scienza e #futuro senza limiti di credo….

«I feti venivano coltivati in bottiglia e ci si garantiva massima uniformità umana usando ovuli estratti da un numero limitato di madri»: così Aldous Huxley, nel suo Ritorno al mondo nuovo ha descritto profeticamente una prospettiva futurista che è già divenuta realtà.

Link

Il punto di arrivo non è creare uteri artificiali per salvare i bimbi nati prematuri, ma far nascere le prossime generazioni tramite l’ectogenesi, scollando di fatto la riproduzione e la nascita dal ventre materno.

https://www.huffingtonpost.it/entry/utero-artificiale_it_5d9c99f4e4b099389806dcda

«La riproduzione diventerà compito delle macchine, mentre la clonazione e le cellule staminali permetteranno a genitori-clienti di coltivare organi a volontà per sostituire i più difettosi. Un bambino potrà essere portato in grembo da una generazione precedente della stessa famiglia o da un donatore qualsiasi, e i figli di due coppie lesbiche nati da uno stesso donatore potranno sposarsi, dando vita a una famiglia con sole nonne e senza nonni. Molto più in là, i bambini potranno essere concepiti, portati in grembo e fatti nascere da matrici esterne, animali o artificiali, con grande vantaggio per tutti: degli uomini poiché potranno riprodursi senza affidare la nascita dei propri discendenti a rappresentanti dell’altro sesso; delle donne poiché si sbarazzeranno dei gravi del parto»[1].

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  • Cappelle Medicee – Firenze
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  • Laboratorio di Etica 2022 _ Guerra e Pace_ Vito Mancuso
    Laboratorio di Etica 2022

Festival Pandora 2021 _ La Nuova Frontiera – Incontri


Un patto per la conoscenza e i saperi

Incontri Pandora Rivista

Istruzione, Formazione e Sviluppo

Patrizio Bianchi, Stefano Bonaccini, Sonia Bonfiglioli, Francesco Ubertini

Stringere patti è indispensabile, oggi si gioca solo in squadra

Ubertini

Dovere delle Università, Open & Engaged

Non avere paura del cambiamento. Complementarietà

Bianchi

Rivedere i nostri saperi, in modo fluido. L’impresa non si ferma al Conto Economico

Bonfiglioli

Investire sul capitale umano

Bonaccini

L’energia del mondo

Sostenibilità, Transazione Energetica, Scenari Internazionali

Romano Prodi, Ministro Giovannini, Valeria Tertini

Sostenibilità Ecologica


Similitudini – Natura


#similitudini #natura

Similitudini

Ma la cosa più importante di tutte è riuscire nelle metafore. È la sola cosa questa che non si può apprendere da altri, ed è segno di una naturale disposizione di ingegno; infatti il saper trovare belle metafore significa vedere e cogliere la somiglianza delle cose fra loro.

Cit.
Similitudini

Similitudini
Similitudini


Storia – Chi Siamo, Chi Saremo – Laboratorio di Etica – Vito Mancuso, Ilaria Capua


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  • Conoscersi
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  • L’uomo come fine – Alberto Moravia
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    Laboratorio di Etica 2022

Storia – Il rumore del Tempo – Osip Mandel’Stam


Il Rumore del tempo

Il rumore del tempo

“La mia memoria non è amorevole, ma ostile e lavora non a riprodurre, ma a eliminare il passato. Il ‘raznocinec’ non sa che farsene della memoria, gli basta raccontare i libri che ha letto e la sua biografia è bell’e pronta. Là dove per le generazioni fortunate parla l’epos in esametri e in cronaca, là per me c’è il segno dello iato e tra me e il secolo c’è una frana, un fossato, pieno d’un tempo rumoreggiante…”