La Lettura (Corriere della Sera 13 Novembre 2011)


La Lettura
La Lettura è stata una rivista mensile illustrata del “Corriere della Sera” pubblicata senza interruzioni dal 1901 al 1945.

Anno V – Annata completa
Oggi con il Corriere della Sera, un inserto dal nome evocativo, importante, per il quotidiano stesso: La Lettura. Per me una gioia, perché mi ricorda il grande periodico che il Corriere pubblicava, proprio con lo stesso nome agli inizi del Novecento e del quale custodisco numerosi numeri. L’annata completa del V anno e tanti altri numeri fino al 30, illustrati dai più importanti disegnatori dell’epoca: Dudovich, Sepo, Sacchetti, Bemporad, Rubino, Finozzi, Anichini e Brunelleschi….


La copertina di oggi


Osserverò interessata!

Storia:
Quando nasce è un tipo di pubblicazione del tutto nuovo per l’Italia, perché mescola le caratteristiche della rivista colta e di quella popolare. Probabilmente Luigi Albertini, che la fonda, aveva preso l’idea dai magazines allora diffusi nel mondo anglosassone. Pochi anni prima il “Corriere” aveva varato, con enorme successo, “La Domenica del Corriere“, ora tende ad un pubblico più alto: le famiglie della buona borghesia, ma anche gli intellettuali, che la considerano una decorosa lettura d’evasione. Renato Serra, per esempio, la cita in Le Letterecome “magazine da ferrovia”, cioè da leggere per passatempo in treno. A dirigerla viene chiamato il suocero di Albertini e uno degli scrittori più amati all’epoca, il drammaturgo Giuseppe Giacosa; e sulle pagine della rivista, nell’arco di mezzo secolo, compaiono quasi tutte le firme più importanti della prima metà del Novecento: basti citare Giovanni Pascoli, Gabriele D’Annunzio, Giovanni Verga, Alberto Savinio, Carlo Emilio Gadda e Dino Buzzati. Luigi Pirandello, per esempio, vi pubblica il suo primo lavoro teatrale, l’atto unico Cecè[1], con due anni d’anticipo rispetto all’esordio sulle scene.

Nei primi anni del secolo la rivista, in accordo con la filosofia positivista, si propone come rivista di informazione scientifica a tutto tondo, chiamando a collaborare accademici e illustri studiosi. In un secondo tempo, quando la direzione passa a Renato Simoni (dal 1906) e poi aMario Ferrigni (dal 1923) diventerà più giornalistica e commerciale, ma sempre entro i limiti del decoro e di un discreto livello culturale. Uno scoop d’eccezione è la pubblicazione delle fotografie della battaglia di Liaoyang (guerra russo-giapponese, 1904) scattate da Luigi Barzini senior[2]: si tratta della prima documentazione fotografica in assoluto di un campo di battaglia. La novità fece esaurire i numeri della rivista in poche ore. Un’altra primizia è la pubblicazione cartacea della prima trasmissione della radio italiana, il radiodramma L’anello di Teodosio.
Un punto di forza fondamentale è costituito dall’illustrazione: gli articoli di informazione sono sempre corredati da fotografie e le novelle e i romanzi a puntate da disegni; dal 1906 poi anche la copertina viene illustrata a colori e riporta le firme degli illustratori più noti dell’epoca: daEnrico Sacchetti, che è in assoluto il più rappresentato, al prestigioso Marcello Dudovich, dal fiabesco Umberto Brunelleschi al caricaturaleSergio Tofano (alias «Sto»)


Per visualizzare tutti i numeri:

Fernand Khnopff – Des Caresses – 1896 –


IL SIMBOLISMO BELGA
Des Caresses – 1896 –
Per capire un opera, oltre alla conoscenza accademica, allo studio applicato,
alla esperienza fisica e visiva delle mostre,
alla ricerca meticolosa in archivi dimenticati, oltre questo approccio oggettivo utile alla conoscenza, per me è indispensabile saper vedere, guardare oltre ciò che viene rappresentato.
Utilizzare la sensibilità, il linguaggio delle emozioni, che mi contraddistingue come individuo; chiedermi cosa voglio vedere nell’opera d’arte,
che mi appartiene, di intimamente mio, oltre a quella magia estetica che mi rapisce, senza la necessità di adottare logica alcuna.
Non posso fare a meno di collocare temporalmente ciò che vedo,
 il tempo, il concetto circolare, la dimensione cronologica di tutti i fatti che avvolgono un artista e la sua arte, sono elementi imprescindibili per lo studio.
Ed ecco che, come per incanto, un piccolo dettaglio nascosto, sfuocato e apparentemente insignificante, si trasforma nell’elemento chiave,
nella parola magica del mondo incantato che apre le porte del linguaggio nascosto del quadro e dei suoi segreti…nonché dei miei.
“Ritratto di Marguerite Khnopff”
Collezione Personale
A Brussel, una mostra sul simbolismo belga e il suo grande artista Khnopff, autore della figura che ho scelto rappresentare la mia immagine e il mio nome: kolonistuga.
Museo e città che ho avuto il piacere di visitare l’anno passato,
dopo 17 anni di attesa.
Brussel custodisce alcune chiavi importanti per la mia evoluzione artistica,
architettonica e letteraria, per la mia persona.
Khnopff, fu corrispondente per la rivista delle Arts & Crafts “The Studio”, di cui gelosamente custodisco diverse copie di cui una interamente dedicata a lui , con stampe di bozzetti e altre opere, alcune mai compiute. (1893-99) Quella a me particolarmente cara è questa immagine di studio di viso femminile, che ritrae la sorella, che lui amava profondamente e morbosamente. Dalla studio del suo viso, usciranno le linee guida di tutti i tratti e relative re-interpretazioni di visi e figure femminili, delle sue sublimi opere simboliche ed evocative. Oggi su Repubblica ( 1 Maggio 2010), Cesare De Seta, scrive un illuminante articolo su questa mostra e il simbolismo Belga, che invito tutti a leggere e di cui copio alcuni frammenti:
“Bruxelles, l’arte ossessionata dal peccato tra ermafroditi e donne tentatrici”
“.. :al primo colpo salta all’occhio che la donna, incarnazione dell’angelo e del demone, è una protagonista assoluta di questa cultura. (il Simbolismo n.d.r)
Una donna puttana, una donna tentatrice, una donna adescatrice, esibita nel corpo,
nella sua nudità,
in veste e fogge scandalosamente provocanti.
Figure ermafrodite che hanno il loro duraturo trionfo nell’elegantissimo Des Caresses, 1896,
dove un giovane con un torso da scultura prassitelica sfiora il volto ermafrodita di una fanciulla che ha il corpo di un ghepardo:
Fernand Knhopff, ha un segno inconfondibile alla Franz Stuck, ma esibendo il felino chiude la partita con la tradizione dell’esotismo orientalista.
Il realismo del dipinto è solo una foggia esterna, quel che conta sono i significati che il soggetto trasmette:

negli stessi anni gli scambi tra la poesia di Mallarmé e i romanzi del belga Paledan sono assai stretti, stroncati a Parigi, hanno un gran successo in Belgio. …”

A seguire alcuni link utili:

http://www.riflessioni.it/enciclopedia/simbolismo.htm

http://www.artivisive.sns.it/fototeca/scheda.php?id=11029#

Segni di Carta- Fernand Khnopff(theStudio16Jan1898)


un elogio alla carta, all’odore del tempo
ingiallita, la carta..
l’odore della polvere in sospensione,
gialla, il graffio della scrittura che si perde nelle pieghe
rovinate dall’umidità
di una nobile cantina decaduta..
ho trovato tesori di carta
ho trovato cadaveri di passati uomini
Fernand Khnopff(theStudio16Jan1898)
CollezionePersonale