Essere Sopravvissuti – riApparire


[…]che se il divenire del mondo è inteso come l’annientamento delle cose, allora il divenire non appare: l’apparire del mondo (l’“esperienza”) non smentisce il discorso affermante l’eternità del tutto; e dunque se in questa affermazione si volesse per forza trovare la follia, essa andrebbe cercata altrove che nella presunta contraddizione tra questa affermazione e ciò che resta attestato dall’apparire del mondo.

Intanto, se il divenire non appare come annientamento, ma come l’entrare e l’uscire delle cose dal cerchio dell’apparire, allora l’affermazione dell’eternità del tutto stabilisce la sorte di ciò che scompare: esso continua a esistere, eterno, come un sole dopo il tramonto.

Non solo la legna fiammeggiante, le braci, la cenere, il vento che la disperde sono eterni astri dell’essere che si succedono nel cerchio dell’apparire, ma anche tutte le fasi dell’albero che, “nella valle ove fresca era la fonte / ed il giovane verde dei cespugli / giocava al fianco delle calme rocce / e l’etere tra i rami traluceva / e quando intorno i fiori traboccavano” (Hölderlin), hanno preceduto la legna tagliata per il fuoco.

Quando gli astri dell’essere escono dal cerchio dell’apparire, il destino della verità li ha già raggiunti e impedisce loro di diventare niente.

Appunto per questo essi – tutti – possono ritornare.[…]

Essere Sopravvissuti

…chiunque sia sopravvissuto non vuole stare solo!

Sopravvissuto ad una sentenza, ad un destino avverso, ad una irredimibile scelta di vita. Chiunque sia sopravvissuto si confessa, ogni volta, tutto d’un fiato, c

ome se fosse l’ultima possibilità…perché ogni volta è l’unica possibilità..

…l’ascolto non si deve mai negare!..

…queste parole sono emerse all’improvviso, le ho riconosciute subito come mie,

come lo specchio dove mi sono sempre riflessa;la fonte.

Forse la loro risalita, dall’abisso delle mie emozioni è stata lenta,

come se necessitassero di decompressione, per poi “apparire” all’improvviso per essere “viste”.

Sicuramente appartengono al mio tempo trascorso, rivestono tutti i brandelli del mio corpo,

come l’ascolto;

e Essere sopravvissuti ha implicato saper morire..

“Angoscia”

[…] Ma c’è una mollezza dell’atmosfera che, quanto l’afa o la bufera, rende sensuali, esiste un equilibrio ben temperato della felicità che è più stimolante dell’infelicità medesima e che, a molte donne – proprio perché esse non conoscono rinunce – diviene fatale al pari di una costante insoddisfazione, priva di prospettive di appagamento. La sazietà eccita non meno della fame, e l’assenza di rischi, anzi, la sicurezza della sua vita, aveva destato in lei la curiosità per l’avventura. […]

[…] La stravaganza dell’abbigliamento, l’aspetto zingaresco dell’alloggio, la precarietà dell’esistenza finanziaria, oscillante tra sperpero e difficoltà, riuscivano antipatici alla sua sensibilità borghese; come la maggior parte delle donne voleva che l’artista fosse molto romantico in lontananza e urbano nel rapporto personale, in definitiva uno stupendo animale dietro le sbarre ferree della morale. […]Era una di quelle donne, non rare neppure tra le cocottes e le sedicenti ragazze allegre, nelle quali la coscienza borghese è così forte che portano ordine persino nell’adulterio e una sorta di spirito casalingo nella scostumatezza, insomma indossano la maschera della pazienza e cercano di consumare addirittura il sentimento più strano, finché anch’esso rientra nella quotidianeità. Dopo poche settimane, infatti, aveva già inserito accuratamente il giovane amante nella sua vita: come ai suoceri, gli destinò un giorno alla settimana senza rinunciare all’antico ordine a causa della nuova relazione: semplicemente non fece altro che aggiungere, in un certo qual modo, alla sua vita un altro impegno. […]

pag.18,21,22 “Angoscia” di Stefan Zweig

Da Modus Vivendi di Zygmunt Bauman


Carovane – Marco Polo
Un fondamentale, Bauman, assieme a Augé e Le Goff, suo il conio della definizione illuminante di modernità “liquida”. 
Liquido e senza reale consistenza, come lo spazio effimero in cui scrivo, anzi no segno, ora. Lo scrivere presuppone un supporto tangibile, queste sono parole in dissolvenza.
“La paura ci spinge a un atteggiamento difensivo. Una volta assunto, esso dà immediatezza e concretezza alla paura. Sono le nostre reazioni che trasformano gli oscuri presagi in realtà quotidiane, facendo diventare carne la parola.”
Da imparare a memoria il capitolo “L’utopia nell’età dell’incertezza” a pag. 107 (un pensiero veloce ed intenso va ai due Tommaso ideali… Moro e Campanella)
” Il tempo scorre e il trucco sta nel cavalcare l’onda. Se non vuoi affogare, devi continuare a surfare, e questo significa cambiare il guardaroba, il mobilio, la tappezzeria, l’aspetto e le abitudini – in breve te stesso – il più frequentemente possibile… 
…Oramai il gioco più popolare del momento si chiama fuga. Dal punto di vista semantico, la fuga è esattamente il contrario dell’utopia, ma dal punto di vista psicologico è nelle circostanze attuali, il suo unico sostituto disponibile…Alle tue preoccupazioni e ai tuoi sforzi non rimane altro che concentrarsi sulla lotta per evitare di perdere…cerca almeno di rimanere tra i cacciatori, giacché l’unica alternativa che hai è quella di ritrovarti tra le prede..
Marco Polo parla tramite Italo Calvino, nelle Città invisibili.
“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e sapere riconoscere chi è cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”