L’ANGELO DEVASTATO – Vita e vagabondaggi di AnneMarie Schwarzenbach


L’ANGELO DEVASTATO – Vita e vagabondaggi di AnneMarie Schwarzenbach

Io non sono estremamente affine  a questa letteratura femminile,(alto borghese) intrisa di una descrizione parossistica dello stile di vita, drammatico esistenzialista forzato, sempre gonfiato da enfasi(diverso l’esistenzialismo intimo, ateo, riflessivo); non riesco a vedere queste donne come “eroine”, (ne mi risultano seduttive),  la loro confessione, il loro artificio è teatrale, cercato ad ogni costo,(lirismo delle frasi) non un dono…in questo caso sono stata piacevolmente colpita, incuriosita, dalla relatrice, voce narrante, dotta,  e viva, che mi ha acceso un faro  sugli scritti innovativi(ancora da studiare) della Schwarzenbach, da un punto di vista della visione premonitrice sul concetto della modernità  e della incompiutezza che ne deriva e sul ruolo strategico di certe zone ( vedi i viaggi) a cavallo dello scoppio della seconda guerra. A me cari, il senso della ricerca, del vero, e dell’introspezione; l’autoanalisi è fondamentale ma non ti mette veramente in gioco, te la racconti e lo sa solo chi ha fatto percorsi…(In seguito svilupperò i miei appunti)

 

Foto di Marianne Breslauer

Galleria Fotografica

L’#ASSOLUTO, IL #VERO, LA #MODERNIZZAZIONE, L’#INCOMPIUTEZZA

 

Centro Amilcar Cabral

http://www.centrocabral.com/

 

 

#MarcellaEmiliani

 

http://centrocabral.com/1672/Annemarie_Schwarzenbach

Ella Maillart – Double Journey

Carmelo Bene recita Dante dalla torre Asinelli – 2agosto


#AccaddeOggi 31 Luglio 1981 #2agosto

Dopo di lui, Alessandro Bergonzoni alla Repubblica delle Idee

https://youtu.be/HEEmQFl5e_w

“[…] la Madonna m’appariva beata, poi che devotamente io dicevo, rivolto a lei. Io le parlavo, ma non ero quel dire. La vedevo. Evocato, il miraggio sussisteva, finché di nuovo io immemore, seguitava il mio stesso discorso a dire, e la visione dileguar dentro il discorso, da che la mia preghiera l’aveva – ora intendo – estromessa.V’era (v’è) dunque, un apparir della voce che sempre si verifica se conferisci c o n, se parli a.

Quand’io incominciai a render vano
l’udire
mi diceva la voce, il mio interno cantar l’ascolto, e, ventilata da un’ala d’emicrania, la mia mente d’altrove profondava nel sud del Sud dei santi; ma depensata lieve mongolfiera in celeste balia sull’infinito del mare stanco […]”

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Carmelo Bene recita Dante dalla torre Asinelli

Il popolare attore e drammaturgo Carmelo Bene recita la Lectura Dantis dal terrazzo alla base della torre Asinelli, davanti a una grande folla assiepata lungo tutta la via Rizzoli. L’occasione è il primo anniversario della strage alla stazione, celebrato con quattro giorni di manifestazioni e convegni.

 

Sala Borsa di Bologna, Cronologia

 

 

 

 

 

Jorge Luis Borges, Rai Teche – Il Deserto e il Labirinto, Gli Archetipi


…Il simbolo vivente del labirinto è la perplessità…

Borges dice, citando Chesterton: “tutto passerà, rimarrà solo lo stupore, lo stupore per le cose quotidiane”

….soltanto lo stupore rimane…



I giusti


Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sur giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma. 
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

Jorge Luis Borges
da La cifra (1981)





Il Tempo, Oral – La Legna e la Cenere, Sul Sacro Emanuele Severino


Il tempo da Oral di Jorge Luis Borges


[…] Nella nostra esperienza, il tempo corrisponde sempre al fiume di Eraclito, è sempre valida questa parabola. E’ come se in tanti secoli non si avesse progredito. Siamo sempre Eraclito che si vede riflesso nel fiume, e che pensa che il fiume non è il fiume perché ha mutato le acque, e che pensa che lui non è Eraclito perché è stato altre persone fra l’ultima volta che ha visto il fiume e questa. Siamo, cioè, qualcosa di mutevole e permanente. Siamo qualcosa di essenzialmente misterioso. Che sarebbe ognuno di noi senza la sua memoria? E’ una memoria che in buona parte è fatta di risonanza ma che è essenziale. Non è necessario che io ricordi, ad esempio, per sapere chi sono, che ho vissuto a Buenos Aires, a Ginevra, in Spagna. Allo stesso tempo, io devo sentire che non sono chi sono stato in quei luoghi, che sono un altro. Questo è il problema che non potremo mai risolvere: il problema dell’identità mutevole. E forse la stessa parola cambiamento è sufficiente. Perché se parliamo del cambiamento di qualcosa, non diciamo che qualcosa viene sostituito da qualcos’altro. Diciamo: . Non vogliamo dire con questo che una pianta piccola debba venir sostituita da un’altra più grande. Vogliamo dire che questa pianta si trasforma in qualcos’altro. Ossia, l’idea del permanere nella fugacità. 

L’idea del futuro giustificherebbe quell’antica idea di Platone, secondo cui il tempo è immagine mobile dell’eternità, movimento dell’anima verso l’avvenire. L’avvenire sarebbe a sua volta il ritorno all’eternità. La nostra vita è così una continua agonia. Quando san Paolo disse: < Muoio ogni giorno>, non era un espressione patetica la sua. La verità è che moriamo ogni giorno e nasciamo ogni giorno. Stiamo morendo e nascendo di continuo. Per questo il problema del tempo ci tocca più degli altri problemi metafisici. Perché gli altri sono astratti. Quello del tempo è il nostro problema. Chi sono io? Chi è ognuno di noi? Chi siamo? Forse un giorno lo sapremo. Forse no. Ma nel frattempo, come disse sant’Agostino, la mia anima arde perché desidera saperlo.

23 Giugno 1978



Testo condiviso nel blog 
di un caro amico, che abbraccio virtualmente e tengo a me vicino…
vedi

Sul sacro:


Invasion (1969)


Invasión è un film di genere Fantastico del 1968 diretto da Hugo Santiago,

sceneggiato da Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares.

Fu presentato alla Quinzaine des Réalisateurs del 22º Festival di Cannes

Sceneggiatura Hugo Santiago, Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares

INVASION

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Film Completo