REVOLUTIJA – MAMBO – BOLOGNA


#Revolutijada #Chagall a #Malevich, da #Repin a #Kandinsky

Il quadrato che rivoluzionò l’arte

#Mambo #Bologna

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Valentin Serov, 1910 – Ida Rubinštein

http://www.arte.rai.it/articoli-programma/marc-chagall-la-passeggiata/1721/default.aspx
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Pavel Filonov

“Quadrato rosso” – Malevich

 

ETICA ED ESTETICA AL LAVORO – FOTOINDUSTRIA – BOLOGNA


 

ETICA ED ESTETICA AL LAVORO – #FotoIndustria – BOLOGNA #MAST

http://www.foto7industria.it

 

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http://www.sma.unibo.it/it/agenda/biennale-foto-industria-2017

 

https://zero.eu/eventi/83794-fotoindustria-2017,bologna/

 

Quali sono le sfide e come evolve il mondo del lavoro e della produzione? Domande che aprono ulteriori interrogativi sugli effetti collaterali del progresso legati all’ambiente e ai diritti. Riflessione che torna coadiuvata dal piacere della fotografia nella terza edizione della Biennale Foto/Industria 2017 di Bologna, festival promosso dalla Fondazione Mast in collaborazione con il Comune di Bologna e sotto la direzione di François Hébel. Quattordici mostre, dal 12 ottobre al 19 novembre, che ruotano in particolare attorno ai temi dell’identità e dell’illusione. 

Quattordici luoghi attraversati da migliaia di visitatori per l’unico grande evento sulla fotografia della città.

 

 

http://www.fotoindustria.it

MUSEO DELLA TAPEZZERIA – Vittorio Zironi – BOLOGNA


 

Museo della Tapezzeria ” VITTORIO ZIRONI”

Vittorio Zironi

Fonte

La raccolta di frammenti più antichi è quella dei tessuti copti, mentre le produzioni occidentali (anche locali) e del vicino e medio Oriente coprono un lasso di tempo di svariati secoli, dal medioevo fino alla fine del XIX secolo. Tra questi sono da ricordare i caftani ottomani del XVIII-XIX secolo. Ampio spazio è dedicato ai manufatti ricamati orientali  e italiani.

Grande prestigio alla raccolta è dato anche dalla presenza di attrezzature utilizzate nelle varie fasi della produzione dei tessuti, a partire dai grandi telai. In particolare si segnala quello settecentesco, a cui all’inizio del XIX secolo fu applicato il sistema Jacquart a schede perforate, straordinario testimone dell’evoluzione tecnologica nell’epoca della rivoluzione industriale. Un’intera sala è invece dedicata agli strumenti usati per la preparazione dei materiali necessari ai tappezzieri e agli attrezzi impiegati nelle diverse fasi del lavoro.

Carmelo Bene recita Dante dalla torre Asinelli – 2agosto


#AccaddeOggi 31 Luglio 1981 #2agosto

Dopo di lui, Alessandro Bergonzoni alla Repubblica delle Idee

https://youtu.be/HEEmQFl5e_w

“[…] la Madonna m’appariva beata, poi che devotamente io dicevo, rivolto a lei. Io le parlavo, ma non ero quel dire. La vedevo. Evocato, il miraggio sussisteva, finché di nuovo io immemore, seguitava il mio stesso discorso a dire, e la visione dileguar dentro il discorso, da che la mia preghiera l’aveva – ora intendo – estromessa.V’era (v’è) dunque, un apparir della voce che sempre si verifica se conferisci c o n, se parli a.

Quand’io incominciai a render vano
l’udire
mi diceva la voce, il mio interno cantar l’ascolto, e, ventilata da un’ala d’emicrania, la mia mente d’altrove profondava nel sud del Sud dei santi; ma depensata lieve mongolfiera in celeste balia sull’infinito del mare stanco […]”

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Carmelo Bene recita Dante dalla torre Asinelli

Il popolare attore e drammaturgo Carmelo Bene recita la Lectura Dantis dal terrazzo alla base della torre Asinelli, davanti a una grande folla assiepata lungo tutta la via Rizzoli. L’occasione è il primo anniversario della strage alla stazione, celebrato con quattro giorni di manifestazioni e convegni.

 

Sala Borsa di Bologna, Cronologia

 

 

 

 

 

Archiginnasio, Ai tempi della Balla Grossa, Mostra a Bologna


#mostra

Ai tempi della Balla Grossa.


Le imprese criminali di un’associazione di malfattori nella #Bologna postunitaria

L’esposizione, curata da Marcello Fini, racconta, attraverso fotografie, articoli di quotidiani, testi a stampa e litografie (tutti provenienti dalle raccolte dell’Archiginnasio), le imprese delittuose compiute da audaci gruppi di criminalità organizzata a #Bologna nei primi anni dopo l’Unità, nonché le vicende processuali che ne scaturirono. Centodieci imputati, ventitré capi d’accusa diversi, ma tutti riconducibili alla medesima organizzazione criminale e sei mesi ininterrotti di lavori: il processo contro l’“Associazione di malfattori”, – conosciuto come “Causa Lunga“- che si aprirà il 26 aprile 1864 nella sala d’Ercole del palazzo Comunale davanti alla Regia Corte di Assise del Tribunale di Bologna è considerato dagli storici come il primo istruito nell’Italia unita contro un’associazione malavitosa organizzata.

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Cenni Storici, Bibliografia utile

  

ASK ME NO MORE – ALMA TADEMA (1836-1912)


ASK ME NO MORE

ALMA TADEMA

Aesthetic Movemen

In ogni quadro di ogni artista al centro c’è sempre la donna: muse o modelle, femmes fatales, eroine d’amore, streghe, incantatrici, principesse; l’essere angelicato che può diventare demonio, la salvezza che può diventare tentazione. Perché la donna è soggetto principale dell’Aesthetic Movement. Nelle opere di questi artisti il corpo femminile non è più prigioniero come nella vita quotidiana, bensì denudato, e simboleggia una forma di voluttà. Le donne sono tutte eroine dell’Antichità e del Medio Evo; natura lussureggiante e palazzi sontuosi fanno da sfondo a queste figure sublimi, lascive, sensuali.

Un contesto non immaginato né studiato sui classici perché i pittori viaggiano in Italia, in Grecia e in Oriente e si impegnano a restituire con precisione l’architettura dei templi egiziani, dei paesaggi greci e dei bassorilievi persiani, per farne la cornice di episodi storici celebri in un ambiente di vita quotidiana reinventato. Spesso i loro viaggi erano finanziati dai mecenati, come nel caso dell’ingegnere e deputato tory John Aird che comprò “Le rose di Eliogabalo” ad Alma Tadema e ne fu così soddisfatto da invitarlo con lui in un viaggio in Egitto.
http://chiostrodelbramante.it/info/alma_tadema/#.UxI0cPl5OSo

“If no one ever marries me”

BY LAURENCE ALMA-TADEMA
If no one ever marries me,—
And I don’t see why they should,
For nurse says I’m not pretty,
And I’m seldom very good—
If no one ever marries me
I shan’t mind very much;
I shall buy a squirrel in a cage,
And a little rabbit-hutch:
I shall have a cottage near a wood,
And a pony all my own,
And a little lamb quite clean and tame,
That I can take to town:
And when I’m getting really old,—
At twenty-eight or nine—
I shall buy a little orphan-girl
And bring her up as mine.

Hanji: la carta tradizionale della Corea


La carta tradizionale della Corea

 

La carta gioca un grande ruolo nelle arti e nell’artigianato tradizionale coreano, e non si tratta della carta che si trova normalmente nelle cartolerie. Anche se la carta prodotta industrialmente può soddisfare la maggior parte delle nostre necessità commerciali o quotidiane, vi sono ancora alcune applicazioni speciali per le quali la carta fatta a mano è più adatta, e la carta hanji fatta nel modo tradizionale coreano ha alcune caratteristiche che la rendono superiore, per certi usi, rispetto alla carta moderna fatta a macchina.

La carta moderna è di solito fatta partendo da una pasta di legno che ha le fibre corte ed è trattata chimicamente. Può essere eccellente per la stampa, avere ottima opacità e grana fine, ma può anche diventare fragile e si può scolorire col tempo. Di solito è meno pieghevole del hanji e si strappa più facilmente.

La carta hanji viene prodotta con corteccia di gelso che è stata pestata con un pestello in un grande mortaio. Le fibre di cellulosa sono molto lunghe e si impigliano strettamente le une con le altre durante il processo di produzione, dando luogo a una carta che risulta molto forte e molto pieghevole.

Il materiale usato per l’incollatura non è chimico, ma è ottenuto dalla linfa del gelso, cosicché la carta mantiene il suo colore e la sua pieghevolezza per secoli.Inoltre la consistenza e l’assorbenza della carta hanji sono state a lungo gradite dai calligrafi e dai pittori orientali.

La carta hanji è stata tradizionalmente usata non solo per la pittura e per la scrittura col pennello, ma anche nelle porte e finestre delle case coreane come isolante che lascia nello stesso tempo passare la luce.

È abbastanza robusta da essere ritorta in spaghi e corde, e viene spesso oleata, laccata, o trattata in altro modo per farne delle scatolette per conservarvi qualcosa, per creare contenitori per documenti, vasi, giare, bambole, statue del Budda e perfino per farne vestiti.

Metodo di produzione

Su un’intelaiatura di legno viene posta una stuoia di bambù e poi questa viene immersa nel materiale, muovendola a sinistra e a destra, e poi avanti e indietro. Dopo ogni passaggio attraverso il materiale, si permette all’acqua di fluire dai bordi della stuoia. Questo processo lascia un foglio sottile di fibre ben interlacciate sulla stuoia, ma il foglio è leggermente più spesso a una delle estremità. Viene perciò posto sulla catasta di carta già preparata in una direzione, e un foglio successivo viene preparato e posto nella direzione opposta, creando un pezzo di carta composto da due strati che ha lo stesso spessore per tutta la superficie. È più robusto degli altri tipi di carta fatti a mano e ha una struttura inimitabile.

Si vedano anche le pagine “La lavorazione a mano della tipica carta coreana” e “Il segreto della durata della carta coreana hanji

dal sito:

http://www.corea

.it/hanji.htm