Fuoco e Fiamma, Camino


Il crepitio che scalda il cuore, che parla degli antenati, che riscalda il presente, che illumina il pensiero sul divenire…vivere ogni giorno il camino così, la fiamma che va accudita, alimentata e anche temuta è metafora di vita, il fuoco, il ciclo dell’esistenza…. #fuoco #fiamma

Giorgio Agamben, il fuoco e il racconto

#fuoco #vita #passione

Focolare

Il focolare costituisce il fulcro della domesticità, il nucleo essenziale: il fuoco è la casa. Simbolo della famiglia luogo di raduno dei suoi membri, il focolare rappresenta il punto di contatto con il trascendente, come confermato da una serie di credenze popolari che sottolineano le valenze magico-sacrali della catena e la funzione del camino quale sentiero dei morti.

Morte, natura e tecnica (*)

 


Il Retrobottega – La Latteria, l’oratorio – Biografia


#retrobottega di #maupassant #aboutme #vita una parte della mia biografia…”Come è profondo questo mistero dell’invisibile” https://www.instagram.com/reel/CMbsmEFqGvX/?utm_medium=share_sheet

La Latteria di mia nonna nell’oratorio sconsacrato dal 1965 al 1982

La Latteria

Il Bar Latteria

https://www.instagram.com/reel/CMbw1-5qtuU/?utm_medium=copy_link


La mia Selva Armoniosa – Stirpe di Terra, Sostenibilità e Biodiversità


La mia Selva Armoniosa – Stirpe di Terra, #Sostenibilità e #Biodiversità #Agricoltura

Perchè essere di Stirpe di Terra, per come la intendo e ho sempre vissuto io, non vuol dire ne essere contadino radical chic o farmer da social media, ne proporsi unicamente alla vendita diretta, con il modello di mercato contadino in mezzo a tristi parcheggi di qualche ameno luogo urbano titolato per; ne fare ristorazione da banchetto cerimoniale. Tanti Agriturismi sono fioriti negli ultimi 20 anni, utilizzando i tanto agognati e fondamentali #fondieuropei; ma spesso, questo ha comportato un azzeramento totale dei tratti della natura del luogo e della caratteristica architettura rurale, delle colture autoctone. Al loro posto, sono comparse pseudo forme di stile rurale, che nulla hanno a che vedere, con la biodiversità dell’ecosistema e il genius loci; artifici per una favola da Vita in campagna “soft e cool”. Il mondo agricolo, ancora vive di un economia di sussistenza, familiare, duro lavoro e privazione, fatica e scoramento; instancabile perseveranza e passione; visioni. Confido in un #PSR che sappia valorizzare la #multifunzionalità, la #reterurale, l’economia circolare, la didattica e le nuove tecnologie applicate allo sviluppo agricolo.

Le molteplici sfumatore dell’imprenditoria agricola 4.0 e il ruolo femminile.

Simona Rinaldi

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Legatura

La Legatura con il salice, o olmo

«Sono stata allevata in campagna, e ho creduto tanto a lungo alla realtà di certe visioni che io non ho sperimentato ma che ho visto sperimentare intorno a me che, ancora oggi, non saprei davvero precisare dove finisce la realtà e dove inizia l’allucinazione» (George Sand)

Le Ovaiole

Come si lega in sostenibile

A spalliera, More e Vite

Filari a spalliera, pacciamatura

Il Noce, la Quercia, il Melograno, Il Mandorlo, La Cotogna

Il pozzo, i nani e le “altre”

Camera di Commercio, Medaglia d’Oro, Bologna 1881

ERMES AGRICOLTURA BOLOGNA

Arature, Cavedania, Aia, Corte

Il fosso, pulito senza diserbo

Aratura Cavedagna e fosso

La spalliera, con Olmo

Il ceppo di Olmo e il picchio

La spalliera

Le legature, le barbatelle

Le legature e il podere

Pacciamatura

Il filare e la fascina di salice

La cavedagna, il podere, l’Olmo

L’OLMO E LA VITE

Storia dell’Agricoltura e dell’Alimentazione in Emilia Romagna

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Arcobaleno “Sogni – Il Matrimonio delle Volpi”


Sogni – Arcobaleno

Kitsune no Yomeiri

Favola Giapponese:

« Strana è la follia di coloro in cui entra un demone volpe. Talvolta corrono nudi gridando per le strade. Talvolta giacciono e con la bava alla bocca, ululano come ululano le volpi. E su alcune parti del corpo del posseduto compare un bozzo mobile sotto la pelle, che sembra avere una vita tutta sua. Pungilo con un ago, e istantaneamente scivola in un altro posto. In nessuna presa può essere così strettamente compresso da una mano forte che non scivoli da sotto le dita. La gente posseduta si dice che parli e scriva in lingue di cui erano completamente all’oscuro prima della possessione. Mangiano solo ciò che sembra piacere alle volpi e ne mangiano una gran quantità, come se non loro, ma la volpe che li possiede, sia affamata. »

…Quando piove e contemporaneamente c’è il sole avviene il matrimonio delle volpi, e bisogna stare attenti a non capitarci in mezzo per sbaglio, perché le volpi sono spiriti dispettosi e si vendicherebbero dell’incauto osservatore. (Akira Kurosawa – Sogni.)

https://www.youtube.com/v/oNbI2ddLMr0

http://www.musubi.it/index.php/cinema/gendai/258-sogni?showall=&start=1

Il vecchio Rovere


15 Ottobre 2011
Il  Rovere
Il vecchio rovere; la sua ferita, le viscere, il suo cuore: l’edera eroica, come vene aggrappate alla linfa della vita!
5 Settembre 1910

Ieri vagavo per la montagna conversando silenziosamente con gli alberi, ma è inutile che io fugga dagli uomini: li incontro ovunque; i miei alberi sono alberi umani. E non solo perché sono stati piantati e curati dagli uomini, ma anche per qualche cosa di più. Tutti questi alberi sono alberi addomesticati e domestici.

Sono diventato amico di un vecchio rovere. Se lo vedessi, Filippo, se lo vedessi! Che eroe! Dev’essere molto vecchio! Ed è in parte morto. Pensa, morto in parte, non morto completamente.

Ha una profonda ferita che lascia vedere le sue viscere allo scoperto. E queste viscere sono vuote.

Mostra il cuore. Ma sappiamo, per le nostre sommarie nozioni di botanica, che il suo vero cuore  non è questo; la linfa circola fra l’alburno del legno e la corteccia.

Però, come mi ha impressionato quell’ampia ferita con le sue labbra tondeggianti! L’aria vi entra e ventila l’interno del rovere dove, se sopraggiungesse una tormenta, potrebbe rifugiarsi un viandante, o dove potrebbe dimorare un anacoreta od un Diogene della selva. Però la linfa corre tra la corteccia ed il legno e dona il succo della vita alle foglie che verdeggiano al sole:

verdeggiano fino a quando, gialle ed arse, turbineranno e si affolleranno al suolo, e marcite ai piedi del vecchio eroe del bosco, fra le forti braccia delle radici, formeranno il mantello nutriente

che alimenterà le nuove foglie della futura primavera. E se tu vedessi le braccia delle sue radici che immergono migliaia di dita sotto la terra!Braccia che afferrano la terra come gli alti rami afferrano il cielo.

Passato l’autunno, il vecchio rovere rimarrà nudo e silenzioso, penserai tu; ed invece no, perché lo abbraccia un’edera anch’essa eroica. Fra i più superficiali ceppi delle radici e sul tronco del rovere,sono evidenti le robuste vene dell’edera che si arrampica sul vecchio albero e lo riveste con le sue foglie d’un verde brillante e perenne. E quando le foglie del rovere si saranno lasciate cadere a terra, il vento sussurrerà canti invernali fra le foglie dell’edera.

Ed anche se morto, il rovere verdeggerà al sole, e forse uno sciame di api costruirà l’alveare in quell’ampia ferita del suo seno.

Non so per quale ragione, mio caro Filippo, mi pare che questo vecchio rovere cominci a farmi riconciliare con l’umanità. Inoltre perché non dovrei confessartelo? Da molto tempo non sento una stupidaggine!

E così, infine, non si può vivere. Ho timore che mi lascerò vincere.

pagg.450, 451 da Il Romanzo del Signor Sandalio, Miguel De Unamuno, “Romanzi e Drammi ” Ed.Casini 1964

Natura e Luoghi, presenze costanti delle nostre quinte d’essere quotidiane; a ricordarci l’equilibrio instabile della vita e della morte.


La Vita – Album di Famiglia – 1946




ANNO 1946

Fotografia originale formato 6cmx8cm
Renato, Maria e Graziano
Costo della vita nell’anno 1946
Stipendio di un operaio era circa di Lire 10.000, Costo del giornale Lire 4, Tazzina di Caffè Lire 20 (cominciate a notare il “valore” delle cose..ora il giornale costa quanto un caffè, oggi per mantenere questa proporzione il caffè costerebbe, rapportato ad € 1,10, cinque volte tanto ciò € 5,50)
A voi le considerazioni sul nostro quotidiano….
Pane Lire 45 (sì sì, avete compreso bene), Latte 30 Lire, un libro Lire 25 (come un caffè?..povera cultura odierna)Vino 75 Lire, Pasta Lire 120, Riso Lire 60
Polpa di Manzo Lire 400,  Zucchero Lire 720(!) [..ed ora pensate a quanto zucchero utilizziamo oggi..]
Un grammo di Oro Lire 818

1936,27 Lire per 1 €

LE DUE PRINCIPALI NOTIZIE DELL’ANNO:

IL 9 MAGGIO, IL RE D’ITALIA VITTORIO EMANUELE III DI SAVOIA
abdica a favore di UMBERTO II. In precedenza gli aveva concesso solo la luogotenenza. 
Il nuovo RE d’Italia regnerà solo 35 giorni.
IL 2 GIUGNO, ELEZIONI
si vota per il REFERENDUM. Il responso che arriva dalle urne è il seguente:
“REPUBBLICA” VOTI 12.717.923
“MONARCHIA” VOTI 10.719.284
Dichiarati non validi 1.509.735
Il pretendente al trono, Re Umberto II è infuriato e grida allo scandalo dei brogli (..e la nostra Italia è ancora quella…) fino all’ultimo non si rassegna. (..nulla è cambiato..)
Dal sito:
http://cronologia.leonardo.it/storia/a1946.htm

Piccole notizie di Costume e Società:
Nel 1946 viene commercializzata per la prima volta la Vespa, al costo di 68000 Lire

e viene inventato il bikini dal sarto francese Louis Réard a Parigi nel 1946 (introdotto ufficialmente il 5 luglio).
Nello stesso anno vinse il nobel per la letteratura Hermann Hesse.

Cartolina Postale Originale – Foto di Famiglia
Renato, Maria, Graziano
Formato cm 13,9×8,8
Grazie alla provenienza contadina (dalla seconda metà dell’800) e alla fortuna di essere contadini proprietari e non mezzadri
i miei godevano di “molto”, erano fortunati, rispetto ad altri…ma la vera fortuna è stata la mia, quella di aver respirato letteralmente il senso, il valore, la poesia delle cose, il fatto a mano, ad arte, l’unicità..di ogni cosa…
…nell’amore e nel conflitto…
Tutto è riconducibile alle origini, sempre; ognuno ha il suo punto di partenza.
La mia nonna, un tipo …avrò preso da lei?
Sulla condizione femminile:

La Grande Guerra – Foto di familia -Leonildo Rinaldi prigioniero di Guerra (1917-18)


Leonildo Rinaldi

Leonildo Rinaldi

13 Ottobre 1918

 

Leonildo scrive al fratello Attilio(mio bisnonno)

La Grande Guerra - Leonildo Rinaldi prigioniero di Guerra (1917-18)

12 Settembre 1918

La Grande Guerra - Leonildo Rinaldi prigioniero di Guerra (1917-18)

Rancio

21 Marzo del 1917
Al prigioniero Leonildo Rinaldi

Sul fronte Italiano e la Grande Guerra:
http://it.wikipedia.org/wiki/Fronte_italiano_(prima_guerra_mondiale)

Sulla Battaglia di Caporetto:
http://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_di_Caporetto

Visti gli esiti dell’ultima offensiva italiana, austro-ungarici e tedeschi decisero di contrattaccare. Il 24 ottobre gli austro-ungarici e i tedeschi sfondarono il fronte dell’Isonzo a nord convergendo su Caporetto e accerchiarono la 2ª Armata italiana, in particolare il IV ed il XXVII Corpo d’armata, comandato dal generale Pietro Badoglio.

Da lì gli austriaci avanzarono per 150 km in direzione sud-ovest raggiungendo Udine in soli quattro giorni. La Disfatta di Caporetto provocò il crollo del fronte italiano sull’Isonzo con la conseguente ritirata delle armate schierate dall’Adriatico fino alla Valsugana, oltre alle perdite umane e di materiale; in due settimane andarono perduti 350.000 soldati fra morti, feriti, dispersi e prigionieri, ed altri 400.000 si sbandarono verso l’interno del paese [1]. La ritirata venne prima effettuata portando l’esercito lungo il Tagliamento, ed in seguito fino al Piave, l’11 novembre1917, quando tutto il Veneto (Venezia compresa) sembrava potesse andare perduto.

In seguito Cadorna, invitato a far parte della Conferenza interalleata a Versailles, venne sostituito, per volere del nuovo presidente del consiglio Vittorio Emanuele Orlando, dal generale Armando Diaz, l’8 novembre 1917, dopo che la ritirata si stabilizzò definitivamente sulla linea del Monte Grappa e del Piave.

Gli austro-ungarici e i tedeschi chiusero il 1917 con le offensive sul Piave, sull’Altipiano di Asiago e sul monte Grappa, la ritirata sul fronte delGrappa-Piave però consentì all’esercito italiano, ora in mano a Diaz, di concentrare le sue forze su di un fronte più breve e soprattutto, con un mutato atteggiamento tattico, più orgoglioso e determinato.
Gli austro-ungarici fermarono gli attacchi in attesa della primavera del 1918, preparando un’offensiva che li avrebbe dovuti portare a penetrare nella pianura veneta. La fine della guerra contro la Russia fece sì che la maggior parte dell’esercito impiegato sul fronte orientale potesse spostarsi a ovest.

L’offensiva austro-ungarica arrivò il 15 giugno: l’esercito dell’Impero attaccò con 66 divisioni nella cosiddetta battaglia del solstizio, che vide gli italiani, resistere all’assalto e infliggere al nemico pesantissime perdite. Gli austro-ungarici, per i quali la battaglia del solstizio era l’ultima possibilità per dare una svolta al conflitto e ribaltarne le sorti, persero le loro speranze [2], e con i popoli dell’impero asburgico sull’orlo della rivoluzione, l’Italia anticipò ad ottobre l’offensiva prevista per il 1919, impedendo la prosecuzione dell’offensiva.

 

Storia e Memoria di Bologna

 

Mio Nonno – Carta d’identità tedesca ( La seconda Guerra )


Carta d’Identità tedesca 1945 Mio Nonno
Cartolina Postale – Esercizi Ginnici – Mio Nonno

“Per di più lo sport è in generale uno dei “valori” che il fascismo colloca su un piedistallo di riguardo perché consente sviluppi propagandistici, oltreché nel senso nazionalistico, anche in direzione del militarismo, della polemica antiborghese (ma, tutta e solo moralistica, contro il “panciafichismo” della borghesia italiana giudaico-massonica-capitalistica, contro la sua pavidità, la sua inerzia, il suo temperamento, mai contro i reali assetti di potere e i conseguenti rapporti tra le classi), del mito della giovinezza eterna, dell’eugenetica, della razza, della modernizzazione che deve attraversare la società italiana riaffiorata dalle rovine del mondo liberale. La costruzione insomma dell’uomo nuovo, che il fascismo ha in mente, passa attraverso l’uso dello sport.”

http://it.encarta.msn.com/sidebar_221635128/Sport_e_propaganda_durante_il_fascismo.html

In centro a Bologna 1945 – Mio Nonno
Collezione Personale

Patriota ( Ciao Nonno Sergio) Brigata Bolero


Ciao Nonno Sergio, oggi 06\08\2011 rivedo questo post che ti avevo dedicato a tua insaputa,
e a tua insaputa, sono costretta a riprenderlo…e a dedicartelo nuovamente a tua insaputa; ciao Nonno.
La stella brilla in petto.

Nonno Sergio, con la Nonna Anna (Serra) a dx con la borsa, il giorno del matrimonio il 20 Novembre 1948 nel mezzo la sorella Luciana di mia nonna

http://www.iperbole.bologna.it/iperbole/isrebo/pubblicazioni/approfondisci/gliantifascisti1.php
http://certosa.cineca.it/montesole/Blob.php?ID=7636

La Brigata Bolero

La 63a brigata Garibaldi fu costituita nella primavera-estate 1944 quando furono accorpati numerosi nuclei armati che operavano nella zona ad ovest di Bologna, in pianura e in montagna.
I nuclei più grossi erano quelli di Monte San Pietro guidato da Amleto Grazia “Marino” e Monaldo Calari “Enrico”. Comandante fu nominato Corrado Masetti “Bolero”.
La brigata nell’autunno contava oltre 230 uomini, molti dei quali disertori dell’esercito tedesco o ex prigionieri sovietici.
Ai primi d’ottobre la brigata fu attaccata da ingenti forze tedesche a Rasiglio (Sasso Marconi), perché occupava un’importante posizione strategica alle spalle della linea del fronte.
Lo scontro durò più giorni, con gravi perdite partigiane, sia in caduti sia in prigionieri, 13 dei quali furono trasferiti a Casalecchio di Reno e trucidati nei pressi del ponte della ferrovia.
Verso la fine d’ottobre, quando alla brigata giunse l’ordine di convergere su Bologna, per prendere parte a quella che si riteneva l’imminente insurrezione, fu deciso di inviare in città il distaccamento del Comando, forte di una ventina d’uomini, al comando di Masetti e Calari. Dopo essersi aperto la strada combattendo, il gruppo non poté attraversare il fiume Reno in piena e a Casteldebole fu attaccato e distrutto dalle SS tedesche.
Nell’inverno la brigata fu ricostituita con la nuova denominazione di 3a brigata Nino Nannetti. Renato Capelli “Leo” fu nominato comandante, Raffaele Vecchietti “Gianni” commissario politico e Adelfo Maccaferri “Brunello” e Bruno Corticelli vice comandanti. Dopo l’arresto di Capelli, in marzo il comando fu assunto da Beltrando Pancaldi “Ran”.
La brigata – che ai primi d’aprile assunse il nome di 63a brigata Bolero Garibaldi – era organizzata su sei battaglioni intestati a caduti: Nello Zini a Bazzano; Gastone Sozzi a Monteveglio; Angelo Artioli a Calderara di Reno; Umberto Armaroli a Sala Bolognese; Antonio Marzocchi ad Anzola Emilia, San Giovanni in Persiceto, Sant’Agata Bolognese e Crevalcore e Monaldo Calari a Monte San Pietro.
Era inquadrata nella divisione Bologna montagna “Lupo”.

La brigata ebbe 1.548 partigiani e 706 patrioti.
I caduti furono 242 e i feriti 69.

fonte: (Nazario Sauro Onofri)
Questa sera, durante una ricerca sul web sui cognomi del Bolognese, ho incrociato un nome tra i tanti, dal sito Iperbole di Bologna: mio nonno materno è stato un patriota!…Peccato che lui non ne sappia nulla; stessa data di nascita, stessa madre, stesso comune.
Sulle Brigate:
http://it.wikipedia.org/wiki/Brigate_Garibaldi
Rocchi Sergio, da Raffaele e Assunta Sandri; n. il 6/3/1928 a Sasso Marconi, m. a Bazzano il 06\08\2011
Nel 1943 residente a Monte S. Pietro. Fu attivo nella 63a brg Bolero Garibaldi. Riconosciuto patriota dal 5/9/44 alla Liberazione.
Dizionario Biografico Gli antifascisti, i partigiani e le vittime del fascismo nel bolognese (1919-1945),
a cura di A. Albertazzi, L. Arbizzani, N. S. Onofri.
Rimorso per qualsiasi trapasso
Esente oramai da memorie e speranze,
illimitato, astratto, quasi futuro,
il morto non è un morto: è la morte.
Come il Dio dei mistici,
di cui debbono negarsi tutti i predicati,
il morto ubiquamente straniato
non è che la diaspora e l’assenza del mondo.
Lo defraudammo di tutto,
non gli serbammo né un colore né una sillaba:
qui è il patio di cui più non fruiscono i suoi occhi,
lì il marciapiede dove si appostava la sua speranza.
Perfino ciò che pensiamo
potrebbe starlo pensando anche lui;
ci siamo spartiti come dei ladri
lo stupefacente profluvio di notti e giornate.
da “Fervor de Buenos Aires”
J.L.B