“Vito Mancuso – Il Dono, ovvero la grazia”


Il Dono, ovvero la Grazia

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In un giorno di festa e condivisione come quello del 6 gennaio un’occasione di riflessione e di approfondimento sul tema del dono insieme a Vito Mancuso, teologo e scrittore che ne sottolinea la potenza di gesto assolutamente gratuito per chi lo riceve.

Nel caso del dono io do perché tu stia

“Carlo Sini – “Husserl e la Lebenswelt”  Noi siamo colloquio ” – Borgna


Noi siamo un colloquio

La relazione con gli altri

Eugenio Borgna, il fiume della vita

Carlo Sini

Fenomenologia

Noi siamo colloquio

Noi siamo un colloquio, diceva Hölderlin. Per Eugenio Borgna, rivolgere lo sguardo alle illusioni, ai sogni, alle attese e alle febbri di una vita significa entrare in un dialogo infinito con gli abissi della propria interiorità e anche con quella dei suoi pazienti, alla ricerca di ciò che le unisce nel dolore e nella speranza.

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Fuoco e Fiamma, Camino


Il crepitio che scalda il cuore, che parla degli antenati, che riscalda il presente, che illumina il pensiero sul divenire…vivere ogni giorno il camino così, la fiamma che va accudita, alimentata e anche temuta è metafora di vita, il fuoco, il ciclo dell’esistenza…. #fuoco #fiamma

Giorgio Agamben, il fuoco e il racconto

#fuoco #vita #passione

Focolare

Il focolare costituisce il fulcro della domesticità, il nucleo essenziale: il fuoco è la casa. Simbolo della famiglia luogo di raduno dei suoi membri, il focolare rappresenta il punto di contatto con il trascendente, come confermato da una serie di credenze popolari che sottolineano le valenze magico-sacrali della catena e la funzione del camino quale sentiero dei morti.

Morte, natura e tecnica (*)

 


Xenobot – robot biologici


#xenobot

https://youtu.be/aBYtBXaxsOw

https://www.punto-informatico.it/xenobot-ecco-i-primi-robot-che-si-riproducono/

Gli Xenobot sono dei #robot biologici, creati lo scorso anno partendo dalle cellule staminali di una rana (per la precisione Xenopus Laevis), larghi meno di 1 millimetro e in grado di fare cose “strabilianti” per le loro dimensioni e la loro natura, come muoversi autonomamente, collaborare in gruppi verso un obiettivo comune e ripararsi da soli.

Una delle cellule di rana manipolate per ottenere gli xenobot (Douglas Blackiston, Tufts University) 

“Possiamo immaginare molte applicazioni utili di questi robot viventi, precluse alle macchine convenzionali”, ha spiegato Michael Levin, direttore del Center for Regenerative and Developmental Biology della Tufts University, coautore dello studio. “Per esempio, possono cercare composti nocivi o contaminanti, raccogliere microplastiche negli oceani, percorrere i vasi sanguigni per ripulirli dalle placche aterosclerotiche”.

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ASCESA: i Pensieri di Goethe


ASCESA: I Pensieri di Goethe, cap.2 La Borghesia dal libro di Andrea Carandini

Dal libro di Andrea Carandini, L’ultimo della classe

ASCESA: I Pensieri di Goethe

“Ma come il sublime viene suscitato assai facilmente dal crepuscolo e dalla notte, in cui le figure si unificato, così d’altra parte esso viene disperso dal giorno, che separa e distingue ogni cosa e deve venire anche annientato da ogni accrescimento di cultura”
da La mia vita. Poesia e Verità (libro VI, Goethe)

La mia Vita. Poesia E Verità


Il Retrobottega – La Latteria, l’oratorio – Biografia


#retrobottega di #maupassant #aboutme #vita una parte della mia biografia…”Come è profondo questo mistero dell’invisibile” https://www.instagram.com/reel/CMbsmEFqGvX/?utm_medium=share_sheet

La Latteria di mia nonna nell’oratorio sconsacrato dal 1965 al 1982

La Latteria

Il Bar Latteria

https://www.instagram.com/reel/CMbw1-5qtuU/?utm_medium=copy_link


Jeff Koons, Shine, Palazzo Strozzi_ Firenze


Jeff koons, Shine

Jeff Koons, Shine

Autore di opere entrate nell’immaginario collettivo grazie alla capacità di unire cultura alta e popolare, dai raffinati riferimenti alla storia dell’arte alle citazioni del mondo del consumismo, Jeff Koons trova nell’idea di “lucentezza” (shine) un principio chiave delle sue innovative sculture e installazioni che mirano a mettere in discussione il nostro rapporto con la realtà ma anche il concetto stesso di opera d’arte. Le opere dell’artista americano pongono lo spettatore davanti a uno specchio in cui riflettersi e lo collocano al centro dell’ambiente che lo circonda. Come afferma lo stesso Koons: “Il lavoro dell’artista consiste in un gesto con l’obiettivo di mostrare alle persone qual è il loro potenziale. Non si tratta di creare un oggetto o un’immagine; tutto avviene nella relazione con lo spettatore. È qui che avviene l’arte”.

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Effetto Wow


Vito Mancuso – Non di solo pane vive l’uomo – MAST – Lectio Magistralis


Non di solo pane vive l’uomo – MAST

Vito Mancuso

Non di solo pane vive l’uomo

Libertà: Consapevolezza, Creatività, Responsabilità

Parte Finale

Noi siamo un essere impastato di tempo….

Uscita

«Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescentequanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di mee la legge morale dentro di me.» (Epitaffio di I. Kant, estratto dalla Critica della ragion pratica, Conclusione (Akademie Ausgabe V, 161.)


Le sei emozioni primarie (secondo Damasio)

PAURA, RABBIA, FELICITÀ, TRISTEZZA, SORPRESA E DISGUSTO

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Ugo Fabietti: “Mondi in movimento. Dal nomadismo delle origini a quello globale”


Antropologia Culturale

Secondo Fabietti, l’antropologia non si esaurisce nell’etnografia, ossia nella descrizione di saperi locali attraverso ricerche sul campo, per quanto raffinate. Essa è piuttosto un movimento orizzontale che attraversa le culture per metterle in relazione tra loro, in quanto la cultura stessa è, intrinsecamente, comparativa.

Questa comparazione tra culture differenti alla ricerca di un filo che le metta in relazione non è svolta dall’alto, da un presunto luogo atemporale e sovrastorico, ma coinvolge i suoi stessi presupposti, producendo un discorso sempre in grado di mettersi in discussione.

Inoltre, e soprattutto, questa antropologia è contemporanea perché si è aperta a quelli che Fabietti ha chiamato «nuovi panorami etnici»: oggetto di indagine non sono più solo le società primitive, tribali, pre-letterarie e pre-moderne, ma tutte le società possono essere attraversate dal movimento della comparazione, per trasformare l’alterità in differenza.

Intervista di Fabietti a Marc Augé

Materiale didattico


CONFINI – ACCADEMIA DELLE SCIENZE – BOLOGNA – Qohelet.La domanda Vanità delle cose umane?


GUSTAVO ZAGREBELSKY – autore di “Qohelet. La domanda” – Il Mulino.
Vanità delle cose umane? Dialogo dell’autore con #VitoMancuso

Confini – Accademia delle Scienze – Bologna

Confini, Cicli di Conferenze

L’Accademia delle Scienze di Bologna riapre le attività in presenza con un ciclo di sette incontri (14 ottobre – 23 novembre 2021) dal titolo “Confini”.
Una riflessione a più voci sulla grande trasformazione del nostro presente che prende le mosse dal tema dei confini, linee che delimitano un territorio rispetto a un altro, rigorose quando si tratta di frontiere fra Stato e Stato, ma incerte, mutevoli o immaginarie quando riguardano situazioni economiche, sociali, civili, personali.
Lucio Caracciolo, Gustavo Zagrebelsky, Carlo Trigilia, Pierluigi Viale, Marco Revelli, Aldo Schiavone, Piero Ignazi sono gli studiosi che racconteranno i nuovi e i vecchi confini nel mondo globalizzato e pandemico intrecciando geopolitica, partiti, populismi, economia, medicina, condizione umana.

ACCADEMIA DELLE SCIENZE BOLOGNA

“Qohelet. La domanda” – Il Mulino.
Vanità delle cose umane?

GUSTAVO ZAGREBELSKY – autore di “Qohelet. La domanda” – Il Mulino.
Vanità delle cose umane? Dialogo dell’autore con Vito Mancuso

I dialoghi di Trani – Qohelet. Lectio di Gustavo Zagrebelsky

«In una cartolina gettata da un “trasporto” ad Auschwitz, fortunosamente salvata, leggiamo: “Apro a caso la Bibbia e trovo questo: “Il Signore è il mio alto ricetto”. Sono seduta sul mio zaino nel mezzo di un affollato vagone merci \[…\] La partenza è giunta piuttosto inaspettata, malgrado tutto. \[…\] Abbiamo lasciato il campo cantando, papà e mamma sono molto forti e calmi, e così Mischa. Viaggeremo per tre giorni. Grazie per tutte le vostre buone cure. \[…\] Arrivederci da noi quattro”»: Zagrebelsky cita Etty Hillesum, scrittrice ebrea olandese vittima dell’Olocausto nazista nel lager di Auschwitz a soli 29 anni. È morta probabilmente cantando, con quella letizia tutt’altro che frivola che contraddistingue la storia di questa incredibile testimone del Novecento: «Tutti questi sono certamente “segni”. Riceverli o respingerli è un fatto personale. Chi sì, e chi no. Chi avrà la fortuna, o la grazia, di dire sì avrà sconfitto la tristitia con un sovrappiù di laetitia fino al momento estremo della vita», conclude un ‘misterioso’, tormentato ma comunque colpito Gustavo Zagrebelsky.

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